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Valutazione e preventivo

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Valutazione rischio ATEX: obblighi e documento esplosioni

Lorenzo PediniPerito industriale elettrico

Pubblicato il 16 Ottobre 2026 · 8 min di lettura

Tecnico di spalle con la planimetria dello stabilimento davanti a una cabina di verniciatura durante la valutazione rischio A

La valutazione rischio ATEX è l’analisi con cui il datore di lavoro stabilisce se in azienda può formarsi un’atmosfera esplosiva e con quali conseguenze. È un obbligo previsto dal Titolo XI del D.Lgs. 81/2008, che riguarda ogni luogo di lavoro con gas, vapori, nebbie infiammabili o polveri combustibili. Non interessa solo la chimica o la petrolchimica. Mulini, falegnamerie, cabine di verniciatura e impianti di aspirazione delle polveri rientrano spesso nel campo di applicazione. Conoscere cosa chiede la legge aiuta a lavorare nell’ordine giusto: prima la classificazione delle zone, poi la valutazione, infine il documento che le riassume.

Cos’è la valutazione rischio ATEX e chi deve farla

La legge definisce atmosfera esplosiva una miscela con l’aria di sostanze infiammabili, sotto forma di gas, vapori, nebbie o polveri. In questa miscela, dopo l’accensione, la combustione si propaga a tutta la parte incombusta. La valutazione serve a capire se questa condizione può verificarsi nei propri reparti e con quale probabilità.

L’obbligo è in capo al datore di lavoro. L’articolo 290 lo collega alla valutazione generale dei rischi, cioè a un compito che il datore non può delegare. Può però farsi assistere da tecnici con competenze specifiche su sostanze, processi e impianti. La firma di un consulente non sposta la responsabilità.

La valutazione del rischio di esplosione è un obbligo del datore di lavoro: i tecnici lo assistono, la responsabilità resta sua.

Il Titolo XI non si applica a tutto. Restano fuori, tra gli altri casi, le aree usate per le cure mediche dei pazienti e l’uso degli apparecchi a gas. Sono escluse anche la produzione e lo stoccaggio di esplosivi e le industrie estrattive. Questi ambiti hanno regole proprie.

I quattro elementi che la legge chiede di valutare

L’articolo 290 non impone un metodo di calcolo. Indica però quattro elementi minimi da considerare. Sono il punto di partenza di qualunque valutazione, qualunque sia la tecnica scelta.

Elemento previsto dall’art. 290Domanda praticaDa dove arrivano i dati
Probabilità e durata della presenza di atmosfere esplosiveQuanto spesso e per quanto tempo può formarsi la miscela?Classificazione delle zone
Probabilità che le fonti di accensione siano presenti e diventino attive ed efficaciChe cosa potrebbe innescarla?Analisi di impianti elettrici, superfici calde, attriti, cariche elettrostatiche
Caratteristiche dell’impianto, sostanze utilizzate, processi e loro interazioniCome lavorano insieme sostanze, macchine e ciclo produttivo?Schede di sicurezza, schemi di processo, sopralluogo
Entità degli effetti prevedibiliChe cosa succede se l’esplosione avviene?Presenza di persone, volumi, aree collegate

La norma aggiunge due precisazioni. I rischi di esplosione vanno valutati nel loro complesso, non reparto per reparto come compartimenti isolati. Inoltre vanno considerati i luoghi collegati tramite aperture a quelli in cui l’atmosfera esplosiva può formarsi. Un corridoio, un cavedio o un locale tecnico adiacente possono rientrare nell’analisi.

Tra le fonti di accensione il testo cita espressamente le scariche elettrostatiche, spesso trascurate. La norma tecnica UNI EN 1127-1, che l’Allegato XLIX del decreto richiama per l’analisi dei pericoli, passa in rassegna le possibili sorgenti: tra queste superfici calde, fiamme, scintille di origine meccanica, materiale elettrico, elettricità statica e fulmini.

Dalla classificazione delle zone alla valutazione rischio ATEX

La classificazione ATEX risponde al primo dei quattro elementi: dice dove, quanto spesso e per quanto tempo può esserci atmosfera esplosiva. È il datore di lavoro a dover ripartire le aree in zone, secondo l’articolo 293 e l’Allegato XLIX del decreto. Senza questo passaggio la valutazione resta senza basi.

Per gas, vapori e nebbie le zone ATEX 0, 1 e 2 descrivono tre livelli di frequenza. In zona 0 l’atmosfera esplosiva è presente in permanenza, per lunghi periodi o frequentemente. In zona 1 è probabile che si formi occasionalmente durante le normali attività. In zona 2 non è probabile e, se si verifica, dura poco. Per le polveri combustibili la stessa logica vale per le zone 20, 21 e 22.

La classificazione però non è ancora la valutazione. Dice dove può esserci la miscela, non se qualcosa può innescarla né quali danni provocherebbe. La valutazione combina i tre aspetti: presenza dell’atmosfera, presenza di un innesco efficace, gravità degli effetti.

Impianto di aspirazione polveri in uno stabilimento oggetto di valutazione rischio ATEX

Una volta stimato il rischio, l’articolo 289 fissa l’ordine delle misure da adottare.

PrioritàObiettivo fissato dalla leggeEsempi tipici di misure
1Prevenire la formazione di atmosfere esplosiveSostituzione delle sostanze, ventilazione, aspirazione localizzata, pulizia dei depositi di polvere
2Evitare l’accensioneApparecchi idonei alla zona, messa a terra e collegamenti equipotenziali, procedure per i lavori a caldo
3Attenuare gli effetti di un’esplosioneSfoghi di esplosione, sistemi di soppressione, isolamento tra apparecchiature

Solo se la natura dell’attività non consente di prevenire la formazione dell’atmosfera esplosiva si passa al secondo e al terzo livello. Le misure vanno riesaminate periodicamente e a ogni cambiamento rilevante.

Cosa contiene il documento sulla protezione contro le esplosioni

La valutazione si chiude con un documento scritto. L’articolo 294 lo chiama “documento sulla protezione contro le esplosioni” e ne fissa il contenuto minimo. Il documento deve precisare:

  • che i rischi di esplosione sono stati individuati e valutati;
  • che saranno prese misure adeguate per raggiungere gli obiettivi del Titolo XI;
  • quali luoghi sono stati classificati in zone;
  • in quali luoghi si applicano le prescrizioni minime dell’Allegato L;
  • che luoghi e attrezzature di lavoro, compresi i dispositivi di allarme, sono concepiti, impiegati e mantenuti in efficienza tenendo conto della sicurezza;
  • che sono stati adottati gli accorgimenti per l’impiego sicuro delle attrezzature di lavoro.

Non è quindi un semplice elenco di zone. È il punto in cui classificazione, misure tecniche e misure organizzative vengono messe in relazione. Di solito vi confluiscono le planimetrie con le zone, l’elenco delle sostanze, l’analisi delle sorgenti di accensione e il piano degli interventi.

Il documento sulla protezione contro le esplosioni va compilato prima dell’inizio del lavoro ed è parte integrante del documento di valutazione dei rischi.

Impianti elettrici, apparecchi e verifiche dopo la valutazione

La valutazione ha conseguenze dirette sugli impianti. L’Allegato L del decreto lega la categoria degli apparecchi alla zona. In zona 0 o 20 servono apparecchi di categoria 1. In zona 1 o 21 sono ammesse le categorie 1 e 2. In zona 2 o 22 sono ammesse le categorie 1, 2 e 3. Questa regola vale se il documento sulla protezione contro le esplosioni non prevede diversamente.

A questo punto la valutazione diventa progetto. La progettazione degli impianti elettrici in zona ATEX parte dalle zone e dalle sostanze indicate nel documento per scegliere apparecchi, condutture e protezioni.

C’è poi un obbligo di verifica. L’articolo 296 impone che le installazioni elettriche nelle zone 0, 1, 20 e 21 siano sottoposte alle verifiche del DPR 462/2001. Per i luoghi con pericolo di esplosione la periodicità è biennale. Queste scadenze si sommano alle altre verifiche periodiche degli impianti elettrici a carico dell’azienda.

Completano il quadro la segnaletica nei punti di accesso alle aree pericolose, dove necessaria, e l’informazione e formazione dei lavoratori esposti.

Quando aggiornare la valutazione e cosa si rischia

La valutazione non si fa una volta per tutte. Il documento va rivisto quando luoghi di lavoro, attrezzature o organizzazione del lavoro subiscono modifiche, ampliamenti o trasformazioni rilevanti. Una nuova sostanza, una linea aggiunta, un impianto di aspirazione modificato o un cambio di layout sono esempi tipici.

Conta anche lo stato reale dell’impianto. Una classificazione fatta su un sistema di ventilazione efficiente perde validità se quel sistema non viene mantenuto. Lo stesso vale per i depositi di polvere: se la pulizia prevista non viene eseguita, le zone reali sono più estese di quelle dichiarate.

Una valutazione aggiornata descrive lo stabilimento com’è oggi, non com’era il giorno del sopralluogo.

Sul piano delle sanzioni, l’articolo 297 punisce la mancata valutazione con l’arresto da tre a sei mesi o con un’ammenda. La stessa pena riguarda datore di lavoro e dirigenti, tra gli altri casi, per la mancata classificazione delle aree, l’assenza del documento e le verifiche non eseguite. Gli importi delle ammende sono rivalutati periodicamente.

Domande frequenti sulla valutazione rischio ATEX

La valutazione rischio ATEX è obbligatoria anche per le piccole aziende?

Sì. La legge non prevede soglie legate al numero di addetti o alla dimensione dell’azienda. Conta la presenza di sostanze infiammabili o di polveri combustibili nei luoghi di lavoro. Se l’analisi esclude la formazione di atmosfere esplosive pericolose, questa conclusione va comunque motivata e riportata nel documento di valutazione dei rischi.

Che differenza c’è tra classificazione delle zone e valutazione del rischio?

La classificazione individua dove può formarsi l’atmosfera esplosiva e con quale frequenza. La valutazione del rischio aggiunge l’analisi delle fonti di accensione e degli effetti prevedibili, poi definisce le misure di prevenzione e protezione. La prima è un dato di ingresso, la seconda è il risultato complessivo che finisce nel documento.

Chi può redigere il documento sulla protezione contro le esplosioni?

La legge non indica un titolo professionale specifico. Il documento è un obbligo del datore di lavoro, che di norma si avvale di tecnici competenti. Servono conoscenze sugli impianti presenti e sulle norme di classificazione: la CEI EN IEC 60079-10-1 per i gas e la CEI EN 60079-10-2 per le polveri.

Ogni quanto va aggiornato il documento?

Il decreto non fissa una scadenza a calendario. Il documento va rivisto quando cambiano in modo rilevante luoghi di lavoro, attrezzature o organizzazione. In pratica conviene riesaminarlo a ogni modifica di sostanze, macchine, layout o sistemi di ventilazione e aspirazione, e dopo ogni evento anomalo.

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