Classificazione ATEX: cos’è e come ottenerla

Zone 0–1–2, 20–21–22, gas, vapori e polveri combustibili: la Classificazione ATEX è il punto di partenza per lavorare in sicurezza dove può formarsi un’atmosfera esplosiva.

Non sai quale soluzione adottare per il tuo impianto o quali requisiti deve rispettare?
Ti supportiamo nella valutazione di tecnologie, costi, prestazioni e requisiti normativi specifici per il tuo progetto, così da prendere decisioni più consapevoli, ridurre imprevisti e tutelare il tuo investimento.

Se nella tua azienda utilizzi solventi, farine, zucchero, legno, polveri metalliche, vernici, carburanti o hai silos, filtri, cabine di verniciatura, impianti di aspirazione, è probabile che rientri nell’ambito ATEX. In questi casi il datore di lavoro deve valutare il rischio esplosione, definire le zone pericolose e adeguare impianti elettrici e meccanici.

In questo articolo vediamo cos’è la Classificazione ATEX, quando è obbligatoria, cosa comporta sugli impianti e come ottenere un documento ATEX completo e utilizzabile, non solo “da cassetto”.

Classificazione ATEX

Cos’è la Classificazione ATEX (in pratica)

Con Classificazione ATEX si indica l’analisi che individua, all’interno di uno stabilimento, le aree in cui può formarsi un’atmosfera esplosiva e ne definisce natura, frequenza ed estensione.

In concreto significa:

  • identificare le sostanze infiammabili presenti (gas, vapori, nebbie, polveri combustibili);
  • capire dove, come e quanto spesso possono generare miscele esplosive con l’aria;
  • assegnare le zone secondo codici normativi:
    • per gas/vapori: Zona 0, Zona 1, Zona 2;
    • per polveri: Zona 20, Zona 21, Zona 22;
  • rappresentare il tutto in una relazione tecnica ATEX e in tavole planimetriche con legenda.

Approfondimento per le polveri. Se nel tuo impianto gestisci farine, zuccheri, legno, plastiche o polveri metalliche, può esserti utile un focus dedicato su Zone ATEX 20, 21, 22: cosa le differenzia nella pratica, esempi tipici in stabilimento e impianti elettrici/non elettrici ammessi con categorie/EPL corretti. Trovi tutto qui: Zone ATEX 20, 21, 22: differenze, esempi e impianti ammessi.

Questa documentazione è la base per:

  • scegliere apparecchiature marcate ATEX adeguate a gas/polveri e zona;
  • progettare o adeguare impianti elettrici e meccanici;
  • redigere o aggiornare il Documento di Protezione contro le Esplosioni (DPCE).

L’analisi ATEX è la “mappa del rischio esplosione”: senza, tutte le altre scelte (impianti, macchine, procedure) si basano su supposizioni.


ATEX luoghi di lavoro vs ATEX prodotti

Quando si parla di zone a rischio esplosione è utile distinguere due piani:

  • ATEX luoghi di lavoro
    Si riferisce alla direttiva 99/92/CE (recepita nel D.Lgs. 81/08, Titolo XI) e riguarda la protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da atmosfere esplosive. Include:
    • valutazione del rischio esplosione;
    • definizione delle zone con potenziale atmosfera esplosiva;
    • misure tecniche e organizzative di prevenzione/protezione;
    • informazione e formazione del personale.
  • ATEX prodotti/apparecchiature (2014/34/UE)
    Riguarda apparecchi e sistemi di protezione destinati a lavorare in ambienti con pericolo di esplosione. In pratica:
    • quadri, motori, sensori, illuminazione, strumenti di processo, ventole, ecc. devono essere marcati ATEX e idonei alla zona (es. II 2G, II 3D…);
    • la classificazione delle zone è il riferimento per scegliere correttamente questi prodotti.

Le due cose sono strettamente collegate: senza uno studio delle zone serio e documentato, è impossibile dimostrare che impianti e apparecchiature siano davvero idonei.


Quando è obbligatoria la Classificazione ATEX

La normativa richiede di analizzare il rischio esplosione ogni volta che, per natura del processo o delle sostanze, possono formarsi atmosfere esplosive. In questi casi il datore di lavoro deve:

  • valutare il rischio esplosione;
  • definire le zone pericolose (gas e/o polveri);
  • adottare misure di prevenzione e protezione;
  • predisporre il DPCE.

Esempi di contesti tipicamente interessati:

  • industria alimentare: silos, mulini, impianti farine e zuccheri, mangimifici;
  • lavorazione legno: impianti di aspirazione trucioli/polveri, silos, filtri;
  • verniciatura e trattamenti superficiali: cabine di verniciatura, vasche, aree di travaso solventi;
  • chimica/farmaceutica: miscelatori, reattori, serbatoi, linee di travaso;
  • officine e depositi: stoccaggio carburanti e solventi, aree carico-scarico, serbatoi interrati;
  • impianti con polveri metalliche, gomma, plastica, carbone, rifiuti, ecc.

Se nel tuo stabilimento usi prodotti infiammabili o generi polveri combustibili, è molto probabile che serva una valutazione formale delle zone ATEX.


Come si ottiene la Classificazione ATEX: il nostro metodo

1) Raccolta dati e sopralluogo

Partiamo dall’analisi di:

  • schemi di processo, layout, P&ID dove disponibili;
  • schede di sicurezza (SDS) delle sostanze;
  • dati su ventilazione, aspirazione e sistemi di depolverazione;
  • modalità operative, procedure, pulizie e manutenzioni.

In sopralluogo analizziamo aree critiche, macchine, silos, filtri, punti di travaso e quadri esistenti, documentando con foto tecniche.

2) Individuazione sorgenti di emissione e scenari

Per ogni area individuiamo:

  • sorgenti di emissione (continua, primaria, secondaria);
  • condizioni in cui può formarsi atmosfera esplosiva (esercizio normale, avviamenti, anomalie prevedibili);
  • efficacia della ventilazione (naturale/forzata);
  • possibili inneschi (elettrici, meccanici, termici, ESD, lavori a caldo…).

3) Definizione e delimitazione delle zone ATEX

Utilizzando norme tecniche e guide di settore:

  • assegniamo a ciascuna area il tipo di zona (0/1/2 – 20/21/22);
  • definiamo l’estensione spaziale in pianta e in volume;
  • rappresentiamo il risultato in tavole planimetriche con legenda chiara.

Queste tavole diventano il riferimento per progettisti, manutenzione, RSPP e HSE.

4) Relazione tecnica ATEX e raccomandazioni

La relazione di classificazione contiene:

  • descrizione di impianti e sostanze considerate;
  • norme, guide e criteri utilizzati;
  • elenco delle zone con motivazioni;
  • implicazioni per impianti elettrici e non elettrici;
  • raccomandazioni di adeguamento con priorità (impianti, procedure, manutenzioni).

Su richiesta, supportiamo anche:

  • aggiornamento del DPCE;
  • valutazione di impianti elettrici esistenti in aree a rischio;
  • linee guida per la scelta di apparecchiature marcate ATEX.

Impatto della Classificazione ATEX sugli impianti

Una Classificazione ATEX ben fatta non resta nel cassetto: diventa linea guida obbligata per ogni scelta tecnica.

Per gli impianti elettrici:

  • quadri, apparecchi di illuminazione, prese, motori, sensori e strumenti devono essere idonei per zona, gruppo e classe di temperatura;
  • cablaggi, passaggi cavi, pressacavi, messa a terra e protezioni vanno progettati con criteri ATEX;
  • vanno definite regole chiare per manutenzione e modifiche in aree classificate.

Per gli impianti non elettrici:

  • ventilatori, trasportatori, organi rotanti, freni, cuscinetti, filtri e cicloni devono essere valutati per
    • possibili inneschi meccanici;
    • temperature superficiali;
    • accumulo di polveri;
    • dispositivi di protezione e controllo (sonde, pressostati, allarmi).

In sintesi, la Classificazione ATEX è il punto di partenza per progettare, adeguare e mantenere impianti sicuri e conformi.


Cosa include il servizio di Classificazione ATEX

Con LP Solutions un incarico tipo di Classificazione ATEX comprende:

  • sopralluogo e raccolta dati con report fotografico;
  • analisi sostanze e processi (gas, vapori, polveri, condizioni operative);
  • individuazione di sorgenti di emissione e scenari;
  • definizione delle zone ATEX 0/1/2 – 20/21/22;
  • tavole planimetriche con zone rappresentate e legenda;
  • relazione tecnica di Classificazione ATEX con criteri e raccomandazioni;
  • confronto finale con RSPP/HSE e progettisti interni/esterni.

A richiesta:

  • supporto alla progettazione o verifica degli impianti elettrici in zona ATEX;
  • affiancamento nella redazione/aggiornamento del DPCE;
  • sessioni di formazione mirata per manutenzione e produzione.

Ogni quanto va aggiornata la Classificazione ATEX?

La normativa non fissa una scadenza unica, ma prevede che la Classificazione ATEX sia aggiornata quando cambiano i presupposti della valutazione, ad esempio:

  • modifiche di processo (nuove linee, ricette, prodotti);
  • variazioni di layout, ventilazione, aspirazione;
  • aggiunta o sostituzione di macchinari in area a rischio;
  • incidenti, quasi incidenti, rilievi degli organi di vigilanza.

Nella pratica è prudente prevedere una revisione periodica (es. ogni 3–5 anni) o comunque a valle di modifiche significative dell’impianto.


Due esempi di Classificazione ATEX

Impianto farine con silos e filtri.
Mulino con silos, trasportatori meccanici e impianto di aspirazione. La Classificazione ATEX individua zone 20/21 all’interno di silos e filtri e zone 21/22 in corrispondenza di scarichi, coclee e aree adiacenti. Vengono definite mappe chiare per manutenzione e progettisti, con raccomandazioni su motori, sensori, pulizie programmate e procedure di blocco impianto. Risultato: quadro di rischio leggibile, priorità di adeguamento e meno incertezze in caso di controlli.

Area travaso solventi in officina.
In un’area di travaso manuale da fusti a serbatoio, con ventilazione non documentata, la Classificazione ATEX porta alla definizione di zone 1/2, alla revisione del sistema di travaso, al miglioramento della ventilazione e alla verifica dei quadri/illuminazione presenti. Risultato: drastica riduzione della probabilità di innesco, area più sicura e documentazione in ordine.


Conclusioni

La Classificazione ATEX è il passaggio chiave per trasformare un rischio potenziale (“forse qui è pericoloso”) in mappe, numeri e indicazioni operative. Senza di essa è impossibile scegliere correttamente apparecchiature ATEX, progettare impianti sicuri e dimostrare di aver gestito in modo adeguato il rischio esplosione.

Con LP Solutions ottieni una Classificazione ATEX chiara e utilizzabile: relazione tecnica, tavole zone, raccomandazioni prioritarie e supporto a RSPP, HSE, progettisti e manutenzione.

Richiedi un’analisi impiantistica preliminare

Con una prima analisi ti aiutiamo a capire se la tua realtà rientra nell’ambito ATEX e quali passi servono per metterti in regola:

  • mappatura iniziale di impianti e sostanze critiche;
  • stima del lavoro necessario per la Classificazione ATEX;
  • pianificazione di tempi, fasi e priorità.

Contattaci e raccontaci il tuo impianto: ti indichiamo con chiarezza come ottenere la Classificazione ATEX e quali interventi valutare per lavorare in sicurezza.


FAQ: domande frequenti sulla Classificazione ATEX

Chi può redigere una Classificazione ATEX?
Un professionista competente in atmosfere esplosive, con esperienza specifica su processi, impianti elettrici e sicurezza (tipicamente ingegneri o consulenti HSE specializzati).

La Classificazione ATEX è obbligatoria per tutte le aziende?
No. È richiesta dove possono formarsi atmosfere esplosive per presenza di gas, vapori infiammabili o polveri combustibili. Se hai dubbi, è utile una valutazione preliminare.

Serve anche il Documento di Protezione contro le Esplosioni (DPCE)?
Sì: quando sei nell’ambito ATEX, la Classificazione delle zone è uno dei pilastri del DPCE, previsto dal D.Lgs. 81/08.

Cosa rischio se non faccio la Classificazione ATEX?
Oltre a possibili sanzioni in caso di controlli, rimane elevato il rischio di incidenti gravi: senza Classificazione ATEX è facile avere impianti e apparecchiature non idonei alle condizioni reali.

Non rimandare decisioni importanti per il tuo impianto, agisci ora.

Ogni scelta tecnica incide su costi, conformità e prestazioni del tuo impianto. Un confronto immediato con un tecnico può aiutarti a evitare errori, modifiche in corso d’opera e spese non previste, consentendoti di procedere con sicurezza e senza rallentamenti.

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