La classificazione delle aree ATEX è il punto di partenza obbligatorio per progettare qualsiasi impianto elettrico in ambienti dove gas, vapori o polveri infiammabili possono formare atmosfere esplosive. Senza una corretta classificazione, ogni scelta impiantistica successiva — dal tipo di apparecchiatura alla modalità di posa dei cavi — rischia di essere sbagliata, non conforme e pericolosa.
Questo articolo spiega come la classificazione delle zone ATEX condiziona la progettazione degli impianti elettrici, quali norme si applicano, cosa deve produrre concretamente il progettista e dove si nascondono gli errori più comuni.
Classificazione ATEX e progettazione: un binomio inscindibile
La classificazione delle aree ATEX non è un adempimento documentale separato dalla progettazione impiantistica. I due processi sono interdipendenti: il documento di classificazione definisce quali zone esistono e con quale probabilità di presenza dell’atmosfera esplosiva, e il progettista elettrico usa quella mappa per scegliere le apparecchiature compatibili.
La norma CEI EN 60079-10-1 (per gas e vapori) e la CEI EN 60079-10-2 (per polveri combustibili) fissano i criteri con cui si determinano le zone. Ogni zona corrisponde a un livello di rischio diverso e a requisiti costruttivi diversi per le apparecchiature.
La classificazione ATEX produce un documento tecnico — spesso chiamato “Documento di classificazione” o “Elaborato di zona” — che include la planimetria delle aree, le zone assegnate e le sorgenti di emissione che le generano. Questo documento diventa la base su cui il progettista impiantistico lavora.
Se la classificazione è assente, approssimativa o aggiornata male (per esempio, dopo una modifica del processo produttivo), il progetto elettrico che ne deriva è strutturalmente compromesso, indipendentemente dalla qualità del disegno.
Le zone ATEX e i requisiti delle apparecchiature elettriche
Ogni zona impone una categoria minima di apparecchiatura, secondo quanto stabilito dalla Direttiva ATEX 2014/34/UE per i costruttori e dalla Direttiva 1999/92/CE per i gestori degli impianti.
Per gli ambienti con gas e vapori infiammabili:
| Zona | Descrizione | Categoria apparecchiatura richiesta |
|---|---|---|
| 0 | Atmosfera esplosiva presente in continuo o per lunghi periodi | Categoria 1G (EPL Ga) |
| 1 | Atmosfera esplosiva occasionale in condizioni normali | Categoria 2G (EPL Gb) |
| 2 | Atmosfera esplosiva rara e di breve durata | Categoria 3G (EPL Gc) |
Per gli ambienti con polveri combustibili — un contesto che include molagunicamenti industriali, silos, impianti di macinazione e lavorazione del legno — i livelli di rischio rispecchiano la stessa logica, ma con classificazioni proprie. Le zone ATEX 20, 21 e 22 seguono rispettivamente la stessa progressione: dalla presenza continua di nube di polvere (zona 20) fino alla presenza occasionale o rara (zona 22), con apparecchiature di categoria 1D, 2D e 3D.
La sigla impressa sull’apparecchiatura (es. `II 2G Ex db IIC T4 Gb`) non è decorativa: ogni carattere informa il progettista sul gruppo di gas compatibile, sulla temperatura massima superficiale e sul modo di protezione adottato. Una scelta sbagliata — anche di un solo parametro — invalida la conformità dell’intero impianto.
Cosa deve contenere un progetto elettrico in zona ATEX
Un progetto impianto elettrico industriale redatto per ambienti classificati ATEX va ben oltre il calcolo delle sezioni dei cavi e la verifica delle protezioni. Il documento tecnico deve includere elementi specifici che non sono richiesti in un impianto civile o industriale ordinario.
Gli elementi irrinunciabili sono:
- Planimetria di classificazione integrata con quella dell’impianto elettrico, per verificare che ogni apparecchiatura sia collocata nella zona corretta o fuori dalla zona stessa
- Elenco apparecchiature con numero di certificato ATEX, categoria, gruppo e classe di temperatura per ciascun componente
- Modalità di protezione adottate per ogni apparecchiatura (sicurezza aumentata “e”, antideflagrante “d”, a sicurezza intrinseca “i”, ecc.)
- Calcolo delle temperature superficiali per evitare che la classe T dell’apparecchiatura sia incompatibile con il punto di accensione del gas o della polvere presente
- Specifiche di posa dei cavi: tipo di guaina, pressacavi certificati ATEX, modalità di attraversamento delle pareti tra zone diverse
- Piano di ispezione e manutenzione iniziale, come previsto dalla norma CEI EN 60079-17
Un progetto ATEX senza l’elenco degli equipaggiamenti certificati e il riferimento alle norme applicabili non è un progetto ATEX: è un progetto ordinario applicato in un contesto pericoloso.
La dichiarazione di conformità dell’impianto — obbligatoria ai sensi del DM 37/08 — in ambito ATEX deve richiamare esplicitamente le norme della serie CEI EN 60079 seguite in fase esecutiva. Non è sufficiente indicare le norme generali sugli impianti elettrici.
Come si identifica la zona in un processo reale
La metodologia per determinare le zone non è standardizzata in un’unica procedura rigida: dipende dal tipo di sostanza, dalla sorgente di emissione, dalla ventilazione disponibile e dalla geometria dell’ambiente. La metodologia per identificare le zone ATEX parte dall’analisi delle sorgenti di emissione e del loro grado (continuo, primario, secondario), poi stima l’estensione della zona in base alla dispersione del gas o della polvere.

Un errore frequente consiste nel trattare l’intera area di uno stabilimento come zona ATEX omogenea, quando in realtà potrebbero coesistere zone diverse. Un locale compressori può avere una zona 1 attorno alla valvola di sfiato e una zona 2 per il resto dell’ambiente. La differenza non è accademica: implica apparecchiature di categoria diversa e costi significativamente diversi.
Il processo di classificazione è responsabilità del datore di lavoro, che può delegarla a un tecnico competente. Ma la verifica che la classificazione sia coerente con l’impianto che si sta progettando è responsabilità condivisa con il progettista elettrico.
Errori progettuali più frequenti in ambienti ATEX
L’esperienza su installazioni industriali reali mostra che alcuni errori ricorrono con una frequenza prevedibile. Conoscerli in anticipo è la forma più efficace di prevenzione.
Apparecchiature non adatte alla zona: la sostituzione di un componente guasto con uno equivalente ma non certificato ATEX è l’errore più comune in fase di manutenzione. Ma accade anche in fase progettuale, quando si “dimentica” la zona durante la selezione dei materiali.
Pressacavi non certificati: i pressacavi ATEX hanno caratteristiche costruttive specifiche per garantire che l’involucro dell’apparecchiatura mantenga il grado di protezione dichiarato. Usare un pressacavo standard vanifica la certificazione del corpo macchina.
Cavi non idonei alla zona: in zona 1 e zona 0, i cavi armati o con guaine particolari sono spesso obbligatori per resistere a urti meccanici e agenti chimici. Un cavo ordinario, pur correttamente dimensionato elettricamente, può non essere conforme.
Mancato aggiornamento della classificazione: se il processo produttivo cambia (nuova sostanza, diversa quantità stoccata, modifica del sistema di ventilazione), la classificazione delle zone deve essere riesaminata prima di avviare qualsiasi modifica impiantistica. Questo passaggio viene spesso saltato.
Distanze di sicurezza non verificate: alcune apparecchiature in zona 2 possono essere installate solo se il punto di emissione è a una distanza minima definita. Ignorare questo aspetto porta a installazioni tecnicamente non conformi anche con apparecchiature certificate.
Le norme di riferimento per la progettazione ATEX
Il quadro normativo applicabile agli impianti elettrici in zone ATEX si articola su più livelli: normativa europea recepita, norme CEI e disposizioni legislative nazionali.
| Riferimento | Ambito |
|---|---|
| CEI EN 60079-0 | Requisiti generali per le apparecchiature Ex |
| CEI EN 60079-10-1 | Classificazione dei luoghi pericolosi — Gas |
| CEI EN 60079-10-2 | Classificazione dei luoghi pericolosi — Polveri |
| CEI EN 60079-14 | Progettazione, scelta e realizzazione degli impianti elettrici |
| CEI EN 60079-17 | Verifica e manutenzione degli impianti elettrici |
| D.Lgs. 81/2008, Titolo XI | Protezione dei lavoratori in ambienti ATEX |
| Direttiva 2014/34/UE (ATEX) | Requisiti costruttivi delle apparecchiature |
La norma CEI EN 60079-14 è quella più direttamente applicabile al lavoro del progettista elettrico: definisce come scegliere le apparecchiature, come posare i cavi, come documentare le scelte e quali verifiche eseguire prima della messa in servizio.
La norma CEI EN 60079-17 governa invece la fase di verifica e manutenzione periodica — un aspetto che il progettista deve anticipare già in fase di disegno, prevedendo per esempio accessibilità sufficiente per le ispezioni.
Dal documento di classificazione al progetto esecutivo
Il passaggio dalla classificazione al progetto esecutivo dell’impianto elettrico richiede un dialogo strutturato tra chi ha classificato le zone (spesso un ingegnere di processo o un tecnico della sicurezza) e chi progetta l’impianto.
In pratica, questo significa che il progettista deve:
1. Ricevere e analizzare il documento di classificazione aggiornato 2. Sovrapporre le zone alla planimetria elettrica e verificare ogni punto di installazione 3. Selezionare le apparecchiature verificando categoria, gruppo e classe di temperatura per ogni zona 4. Redigere le specifiche tecniche con i riferimenti normativi specifici 5. Produrre gli elaborati grafici con l’indicazione delle zone e delle apparecchiature compatibili 6. Redigere la documentazione di manutenzione e ispezione iniziale
In un contesto come quello di un capannone industriale con lavorazione di solventi o polveri combustibili, questa sequenza può richiedere settimane di lavoro coordinato tra figure diverse. Comprimere i tempi o saltare passaggi non semplifica il processo: aumenta la probabilità di non conformità che emergono in fase di collaudo o, peggio, dopo la messa in servizio.
La complessità della progettazione ATEX non è burocratica: è il riflesso diretto del rischio che si sta gestendo.
Le zone ATEX classificate per gas e vapori — dalla zona 0 con presenza continua di atmosfera esplosiva fino alla zona 2 con presenza rara e di breve durata — implicano requisiti costruttivi crescentemente permissivi ma mai trascurabili. Anche in zona 2, dove il rischio è statisticamente basso, un’apparecchiatura non certificata è un’apparecchiatura non conforme.
Quando serve il supporto di un progettista specializzato
Non tutti i professionisti abilitati alla progettazione impiantistica hanno esperienza diretta con gli ambienti classificati ATEX. La progettazione in zona ATEX richiede una conoscenza specifica della serie di norme CEI EN 60079, della selezione dei materiali certificati e delle modalità di documentazione richieste.
Affidarsi a uno studio tecnico con esperienza in ambito industriale e normativa ATEX riduce il rischio di dover riprogettare parti dell’impianto dopo il collaudo, con costi e tempi aggiuntivi spesso superiori al costo iniziale della progettazione corretta.
Se stai avviando una nuova installazione, adeguando un impianto esistente o hai dubbi sulla conformità della classificazione attuale, il confronto preliminare con un progettista specializzato è il passo più efficiente che puoi fare prima di acquistare qualsiasi apparecchiatura o avviare i lavori.

